Alle spalle di Arenzano, nel ponente della provincia di Genova, si trovano monti bellissimi come l’Argentea e il Rama; appennini del parco del Beigua, alle spalle del mare ma, geologicamente ancora Alpi. Tra questi monti si sviluppa un interessante tessuto idrografico, fatto di piccoli torrenti e ruscelli. Piccoli ma non per questo meno affascinanti. Il CAI, la FIE, la Comunità Montana Argentea hanno negli anni mappato, tracciato e mantenuto percorsi e sentieri buoni per ogni gamba e intenzione. Il fondo dei rii riserva però, sempre, qualche sorpresa.

Partendo dal mare, dalla foce del Torrente Lerone, si incontra l’ormai chiusa fabbrica Stoppani, tragicamente celebre per aver avvelenato aria, terra e mare (cromo esavalente) dell’intera zona. Poco dopo da ponente il Rio Loaga confluisce nel Lerone; la valletta del Rio Loaga è stata colmata di rifiuti tossici e ridotta a discarica della Stoppani. Più avanti sul Lerone si superano una più recente area industriale e quindi le vestigia di un’antica cartiera. In questa zona confluisce nel Lerone il torrente Lerca. Il Lerca può essere disceso con tecniche torrentistiche, ma anche la risalita in stile streambeb treking, è di sicura soddisfazione. Nel Lerca, a monte, confluiscono il rio Argentea e il Rio Vallescura. Risalendo il Lerone si giunge al Ponte Negrone, situato alla confluenza dell’omonimo rio con il rio Leone. La risalita del Leone porterebbe al lago della Tina, ma quella di seguito raccontata è invece la risalita del rio Negrone che si sviluppa sulla sinistra idrografica del Lerone.

La risalita ha avuto luogo in due tappe, dettate dal tempo disponibile, nel mese di Gennaio del 2007.  Fattibile in un unica tappa. A realizzarla: Alberto Folli e Angelo Bixio. Subito dopo il ponte si sviluppa il famoso sentiero dell’Ingegnere che si lascia per inoltrarsi lungo il corso d’acqua. Dopo una breve risalita non sarà difficile scorgere sulla propria destra una sorgente con acqua solforosa e poco sopra due pozze naturali nate dall’accumularsi di aghi di pino e depositi calcarei . La risalita prosegue e raggiunge la confluenza con il rio Cu du Mundu . Le orride gole del Cu du Mundu sono note soprattutto ai correntisti che le praticano in discesa ma esiste un tracciato alpinistico che ne indica la risalita. Rocce, gorre e cascate ci portano fino al laghetto che precede delle gole e da cui il rio pare impennarsi. Attenzione però a non sottovalutare le difficoltà, c’è sempre il richio di finire nell’acqua .

La seconda tappa riparte da qui e, dopo un guado , un breve aggiramento del salto d’acqua, una calata in doppia per riprendere il fondo del torrente , si sviluppa lungo strettissime gole . Poi è il torrente con le sue rocce e le sue placche, fino alla biforcazione: a destra il rio dei guadi, a sinistra il rio du Mou : si impone un lancio di moneta per l’importante decisione . La sorte decide per la coerenza semantica che dal rio negrone porta al rio mou (moro). La salita offre giochi d’acqua e richiede il superamento di intricati rabeschi . Il più caldo del secolo ma è pur sempre inverno e nel torrente si conserva una zolla di neve. Con pazienza continua la salita ma cresce la voglia di sorgente; sorgente è un concetto incerto e plurale così se ne trova sempre una e poi un’altra… fino a raspare nell’erba, ormai quasi in odore di alta via . La nebbia e l’ora invitano a non perdere tempo e la discesa, come sempre, è lunga .

Tempo di risalita dalle 9 alle 10 ore. Ritorno alla macchina in circa 3 ore.